Il mio cuore è come la mia terra. Non è porto in movimento, non è fervore di un istante. Non è facile approdare, è il più difficile in cui restare.

Il mio cuore è terra che rimane, che accoglie da lontano, che culla da vicino. E’ lavorato con fatica, nato dal sudore di operai e da mani di madri inaridite, nutrito e coltivato da lacrime che lo imperlano come viole tra i sassi. Nel mio cuore scorre il sangue di estati defunte e cieli di novembre; ha il fiato della primavera ed i respiri che una volta aveva l’alba. E’ terra levigata dal pianto, forgiata dal distacco, temprata dall’esilio. E’ zolla di verde che seppur riarso non smette di luccicare.

Il mio cuore è terra che aspetta, un campo incolto al di là della siepe che marca il confine tra ciò che è bello e ciò che fa male. Il mio cuore è un’isola, e come la mia terra è circondato da mari e vegliato dal sole, eppure non riesce a verdeggiare, ad uccidere la fame, a dar pane a chi sempre pane gli dà.

Il mio cuore è la mia terra. Ma così come amore è detestare una mancanza più che amare una presenza, anche un cuore di terra impara a fiorire dall’assenza più che dall’abbondanza.

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